Se dovessimo incontrarci, in una rassegna editoriale o in una mostra di artiginato, forse potremmo presentarci così…

Paesaggi di Parole è un opificio, un laboratorio, di creatività che sviluppa in modo maniacale mappe tematiche, temporali, mentali, concettuali, spaziando tra una vocazione didattico-divulgativa e una ricerca grafica funzionale all’esposizione di un tema.

Motivazione scatenante di questa ossessiva ricerca di sviluppo delle mappe, per anni rimasta sconosciuta, è la componente dislessica degli autori. La dislessia è un elemento diffuso tra i maggiori creatori di software. Il dislessico infatti tende o preferisce ragionare per immagini piuttosto che per concetti. Le mappe altro non sono che la rappresentazione grafica della rete di relazioni tra più concetti.

Le mappe sviluppate da Paesaggi di Parole sono il prodotto, non informatico, che più si avvicina ad un software che in informatica è l’insieme delle procedure e delle istruzioni in un sistema di elaborazione dati. Nelle nostre mappe questi insieme di procedure si chiamano “chiavi di lettura.“

L’avvento del computer grafico, prima degli anni novanta del secolo scorso, ha fatto in modo che i testi, le parole, perdessero molto della loro rigidità, tipica dei caratteri tipografici, per divenire materia malleabile e quindi modellabile. I nostri elaborati nascono da un continuo gioco di montaggio, smontaggio, rimontaggio, allargare, stringere, ingrossare, ridurre, ricamare…

Abbiamo sempre pensato come precursori delle nostre mappe i famosi “schemini della maestra” che tanto ci hanno facilitato nell’apprendere. Oggi, con l’avvento del digitale, i testi sono fluidi al punto da trasformare gli “schemini della maestra” in potentissimi ipertesti su cotone, su PVC o su altri materiali.

Queste mappe per la loro complessità prevedono la partecipazione di diversi attori: grafici, esperti di lettering, esecutori, correttori di bozze e soprattutto autori, nella maggior parte dei casi studiosi o docenti oltremodo qualificati.